[35] Le memorie di Maigret

Maigret si sostituisce al suo autore e racconta di un incontro avuto al Quai des Orfèvres con lo scrittore e giornalista Georges Sim (uno degli pseudonimi più utilizzati da Simenon), venuto per conoscere i metodi di indagine reali. Il commissario parla del padre e della sua infanzia in campagna, della morte di parto della madre quando lui aveva otto anni, quando il padre lo ha affidato a una zia, sposa di un panettiere di Nantes, dove ha studiato, riuscendo a vedere il padre solo durante le vacanze. Avrebbe voluto studiare medicina, ma ha dovuto interrompere gli studi per ragioni economiche, alla morte del padre. Ricorda l’incontro con Louise Maigret, che ha poi sposato, e alcune delle prime indagini svolte in polizia, ma anche delle indagini più famose. Esprime il suo disappunto per il ritratto che Simenon fa del suo personaggio, benché dichiara di sentire per lui amicizia, ed espone le sue opinioni sugli attori che lo hanno interpretato al cinema o su alcune contraddizioni rilevate ai romanzi che lo vedono protagonista.

 

fonte : wikipedia

[33] Maigret e la vecchia signora

Durante la festa di compleanno, per la quale si sono riuniti i figli, di un’anziana signora, Valentine Besson, abitante a Étretat, la cameriera, Rose Trochu, muore avvelenata. La vecchia chiama Maigret sostenendo che il veleno fosse riservato a lei, e che vogliono ucciderla. Maigret esclude che il movente possa essere l’eredità in quanto la donna, che una volta ricca, non possiede che la casa e pochi gioielli di poco valore.
georges-simenon-maigret-e-la-vecchia-signoraIl marito Ferdinand, farmacista, quando era vivo aveva infatti accumulato una fortuna con l’invenzione e la vendita di una crema di bellezza, ma ora non era rimasto quasi più niente. I sospetti comunque si indirizzano verso i figli, Arlette (sposata con Julien Sudre), Théo (scapolo) e Charles (con moglie e quattro figli). Mentre Maigret indaga sulle loro vite, piuttosto complicate (tranne quella del “noioso” Charles), trova un anello con uno smeraldo vero, tra gli oggetti di Rose. Capisce che i gioielli non sono falsi, come si credeva e come qualcuno doveva aver saputo e nascosto agli altri.

Un nuovo delitto viene poi commesso in casa. La vecchia ha sparato a Henri, fratello di Rose, al cancello, credendolo un ladro. Maigret capisce tutto: Rose sapeva, Théo in qualche modo suo complice o comunque coinvolto, e Valentine voleva ucciderlo, ma per sbaglio ha ucciso il fratello di lei. Torna a Parigi lasciando che la polizia locale arresti la vecchia signora.

Trama tratta da wikipedia

OEUFS EN MEURETTE

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Le Oeufs en meurette sono una ricetta tradizionale francese a base di uova e salsa meurette, una salsa tipica della Borgogna che ha il suo ingrediente principale nel vino rosso. È una ricetta facile e saporita, che appartiene alla grande tradizione gastronomica di questa regione – giustamente considerata la culla della cucina francese.

Come molte ricette tipiche ne esistono diverse varianti, ma gli ingredienti principali restano sempre più o meno gli stessi.

INGREDIENTI

Per 4 persone

  • 4 uova
  • 1 cipolla media (o 2 scalogni)
  • 500 cl di vino rosso
  • erbe aromatiche: timo, rosmarino, salvia, alloro
  • 200 gr di funghi champignon
  • 100 gr di pancetta in dadini
  • 4 fette di pane
  • prezzemolo

Tempi: 

Ecco come fare :

    1. Preparate il soffritto tritando la cipolla e affettando finemente i funghi champignon. Preparate un bouquet garni: legate un rametto di timo, del rosmarino, due foglie di salvia e una di alloro, formando una piccola fascina profumata. Se non avete tutte le erbe aromatiche a disposizione, cercate comunque di non rinunciare al timo.
      Scegliete il vino, che nella ricetta francese è un normale vino da tavola borgognotto (pinot noir o gamay), preferendone uno non troppo tannico.
    2. Preparate la salsa meurette: in un pentolino soffriggete cipolla e funghi, se vi piace aggiungete anche un cucchiaino di strutto. Quando il soffritto si è colorato versate il vino e aggiungete il bouquet garni. Lasciate sobbollire il vino fino a ridurlo della metà (ci vorranno dai 30 ai 45 minuti).
    3. La ricetta prevede che nel vino cuociano anche i cubetti di pancetta, ma personalmente preferisco la variante “croccante”: rosolate i cubetti a parte, in una padella, fino appunto a renderli croccanti. Eliminate l’olio in eccesso e riservate.
    4. Quando la salsa meurette è pronta, eliminate il bouquet garni e addensatela con un cucchiaino di farina. È il momento di cuocere le uova, che vanno preparate “in camicia” immergendole in acqua bollente a cui avrete aggiunto un po’ di aceto. Non è difficile, ma ci vuole un minimo di pratica: se non ve la sentite potete cuocerle al tegamino direttamente dentro la salsa, non lo diremo a nessuno e il risultato è identico – a parte il colpo d’occhio. L’importante è che il rosso resti liquido.
    5. Servite l’uovo con la sua salsa adagiandolo su una fetta di pane abbrustolito, aggiungete la pancetta, regolate di sale e cospargete il tutto con un po’ di prezzemolo tritato. Una seconda possibilità è servirlo in una ciotolina, senza la fetta di pane ma aggiungendo dei crostini a pioggia.

[32] Maigret va dal giudice

Maigret dal giudice (titolo originale francese Maigret chez le coroner, pubblicato in traduzione italiana anche col titolo Maigret va dal coroner) è un romanzo di Georges Simenon con protagonista il Commissario Maigret

Il corpo di Bessy Mitchell è stato ritrovato il 28 luglio, mutilato sulla strada ferrata tra Tucson e Nogales, in Arizona. Era stata vista il giorno prima con cinque militari della base aerea di Davis Mountain: i sergenti Ward, O’Neil, Dan Mullins e Jimmy Van Fleet e il caporale Lee Wo. Maigret assiste alle sedute pubbliche dell’indagine condotta dal coroner (ovvero il giudice statunitense) per determinare l’atto d’accusa, se ce n’è una, se si tratta d’incidente, suicidio o altro atto criminale.
9788845916083_0_200_0_0Attraverso questo caso, Maigret entra in contatto con la mentalità della provincia americana, tra pubblico chiassoso e accaldato di rancheros da film western, omertà e contraddizioni dei giovani soldati e incertezza degli sceriffi locali. Alcune certezze sono tuttavie emerse. La sera del 27 luglio dopo una sbornia a casa del musicista Tony Lacour, Bessy, considerata una ragazza facile, e i cinque ragazzi hanno deciso di passare il resto della notte a Nogales. Lungo la strada la ragazza, che durante la serata stava con Mullins, litiga con Ward e vuole tornare indietro. Scende dall’automobile e allora gli altri decidono di tornare a Tucson. Tre di loro, Van Fleet, O’Neil e Lee tornano in taxi, dicono per cercarla, e di non averla trovata. Poi Van Fleet ammette che lui e O’Neil, nel tentativo di dividersela l’hanno fatta arrabbiare (non è una prostituta) e fuggire. Mentre Ward e Mullins, ubriachi, dicono di essersi addormentati in macchina. Non sapremo molto di più, né sapremo la decisione della giuria perché Maigret, colpito dall’ingenuità del processo, deve comunque volare a Los Angeles per continuare il suo viaggio di studio.

 

Trama tratta da Wikipedia

Il corpo di Bessy Mitchell è stato ritrovato il 28 luglio, mutilato sulla strada ferrata tra Tucson e Nogales, in Arizona. Era stata vista il giorno prima con cinque militari della base aerea di Davis Mountain: i sergenti Ward, O’Neil, Dan Mullins e Jimmy Van Fleet e il caporale Lee Wo. Maigret assiste alle sedute pubbliche dell’indagine condotta dal coroner (ovvero il giudice statunitense) per determinare l’atto d’accusa, se ce n’è una, se si tratta d’incidente, suicidio o altro atto criminale.
Attraverso questo caso, Maigret entra in contatto con la mentalità della provincia americana, tra pubblico chiassoso e accaldato di rancheros da film western, omertà e contraddizioni dei giovani soldati e incertezza degli sceriffi locali. Alcune certezze sono tuttavie emerse. La sera del 27 luglio dopo una sbornia a casa del musicista Tony Lacour, Bessy, considerata una ragazza facile, e i cinque ragazzi hanno deciso di passare il resto della notte a Nogales. Lungo la strada la ragazza, che durante la serata stava con Mullins, litiga con Ward e vuole tornare indietro. Scende dall’automobile e allora gli altri decidono di tornare a Tucson. Tre di loro, Van Fleet, O’Neil e Lee tornano in taxi, dicono per cercarla, e di non averla trovata. Poi Van Fleet ammette che lui e O’Neil, nel tentativo di dividersela l’hanno fatta arrabbiare (non è una prostituta) e fuggire. Mentre Ward e Mullins, ubriachi, dicono di essersi addormentati in macchina. Non sapremo molto di più, né sapremo la decisione della giuria perché Maigret, colpito dall’ingenuità del processo, deve comunque volare a Los Angeles per continuare il suo viaggio di studio.

[31] Il mio amico Maigret

9788845915062_0_0_838_75Chi l’avrebbe detto? A Scotland Yard conoscono Maigret e s’interessano ai suoi metodi. Sino al punto di inviare a Parigi l’ispettore Pyke per un soggiorno di studio.

Bella seccatura. Già, perché Pyke è gentile, discreto, ma segue Maigret come un’ombra. Osserva tutto e sembra registrare tutto. Insomma, è insopportabile. Fra l’altro non c’è una sola inchiesta all’orizzonte.

Almeno sino a quando a Porquerolles non viene ucciso Marcellin, un piccolo malvivente che vive su una barca. E perché mai Maigret dovrebbe occuparsi di un delitto commesso in una lontana isoletta del Mediterraneo? Semplice: perché Marcellin sosteneva di essere suo amico, e tutti sono convinti che l’abbiano ammazzato proprio per questo.

(Descrizione tratta da: www.ibs.it)

Titolo originale dell’opera : Mon ami Maigret

Data di pubblicazione : 10 giugno 1949

[30] La prima inchiesta di Maigret

 

E’ il 15 aprile 1913. La polizia giudiziaria si chiama ancora Sureté e Jules Maigret, 9788845916397_0_0_300_75segretario del commissariato del quartiere Saint Georges, non sa che sta per cominciare la sua prima indagine. Ha 26 anni e l’aspetto di un adolescente segaligno, conosce a memoria il regolamento interno, è sposato da appena cinque mesi con una bella ragazzona piena di vitalità che ancora lo accompagna in ufficio ogni mattina e da quando è entrato nella polizia (circa 4 anni) è passato per le mansioni più umili. E adesso, all’una e mezzo di notte, gli arriva tra capo e collo un tizio in abito da sera che gli viene a raccontare di aver sentito le urla di una donna provenire dalla villa di un’importante famiglia appartenente all’alta società. Ora l’indagine è sua.

(trama tratta da : www.ibs.it)

«Montalbano ha imparato da Maigret»

Premessa del curatore del blog
Questo articolo può sembrare lungo e pesante, in realtà è gradevole e si legge tutto d’un fiato.

camillerisimenon

John Simenon con Andrea Camilleri


Camilleri a Simenon jr: i romanzi di tuo padre rinascevano per la tv, e io li studiavo.

Il padre del commissario Montalbano e il figlio del creatore di Maigret si incontrano, e Camilleri confessa d’aver imparato a scrivere gialli proprio grazie al collega: lo scorso 18 giugno Andrea Camilleri ha accolto nella sua casa romana John Simenon, figlio dello scrittore Georges, per una conversazione che è stata resa possibile dalla collaborazione tra gli editori Adelphi e Sellerio, che pubblicano i romanzi dei due autori.
Il dialogo diventerà un documentario di 40 minuti (una produzione Anele di Gloria Giorgianni) di cui il «Corriere della Sera» propone qui in esclusiva assoluta un ampio stralcio e sul sito corriere.it uno spezzone video esclusivo di 8’50”. In autunno il documentario intero andrà in onda su Sky Arte Hd, e in seguito sarà visibile sui siti delle case editrici Adelphi e Sellerio, e sul sito di John, http://www.simenon.co .

Nella trascrizione in questa pagina, oltre al dialogo tra Simenon figlio e Camilleri, appaiono in neretto alcune domande proposte durante il dialogo in casa Camilleri dall’editor di Adelphi, Ena Marchi, e dall’assistente di Camilleri, Valentina Alferj. «Si sono scambiati doni – racconta la Marchi -, John ha portato a Camilleri una prima edizione di un libro di suo padre, poi hanno cominciato a parlare felici e commossi; e alla fine abbiamo dovuto interromperli noi».

Una conversazione durata due ore, durante la quale il figlio di Simenon e Camilleri hanno rievocato ricordi inediti. Anzi, il creatore di Montalbano, che ha lavorato come delegato Rai all’intera serie televisiva di Maigret dal 1966-67 al ’72, ha confessato d’aver imparato a scrivere gialli allora, a fianco dello sceneggiatore Diego Fabbri.
Andrea Camilleri
– Non ho nessuna fantasia. Non so inventarmi una cosa ex novo . Ho bisogno di partire da dati di realtà. Tutte le storie di Montalbano sono fatti di cronaca vera, cronaca nera. Da me impastati in un certo modo. Però mi fa piacere avere un compagno come Simenon (che ha sempre sostenuto, appunto, di non aver inventato niente, ndr ).
John Simenon – Credo che anche lui sarebbe stato molto contento di avere lei, Camilleri, come compagno. Mi dispiace solo che non abbia avuto il tempo di conoscerla.

Camilleri, lei afferma di essere ricattato da Montalbano…
A.C. – Avviene un fenomeno singolare: ogni volta che esce un libro di Montalbano i miei romanzi, quelli ai quali tengo di più, si rivendono. Certo, se ne vendono poche centinaia di copie, ma sono romanzi di trent’anni fa. Cioè, lui permette ai miei romanzi di restare, come si dice, in catalogo. Li tiene vivi. E quindi è un ricatto indiretto – o diretto, se vuole.

Anche Simenon si sentiva ricattato da Maigret?
J.S. – Ricatto non è la parola giusta, diciamo che c’è stata una evoluzione, per caso e per necessità. Due anni dopo aver cominciato a scrivere le inchieste di Maigret mio padre ha smesso, perché voleva scrivere i suoi romanzi, quelli che all’epoca lui chiamava i suoi «romanzi puri» e che in seguito verranno chiamati «romanzi duri». Dal 1934 all’inizio della guerra Simenon non scrive più Maigret, poi ricomincia a scriverne. La vera ragione è proprio nella guerra, perché durante la guerra era difficile, per esempio, procurarsi la carta. Allora il suo editore dice: guarda, se tu ricominci a scrivere dei Maigret, forse mi è più facile trovare carta per pubblicare…

Che cosa vuol dire per uno scrittore ottenere il successo?
A.C. – Il successo non cambia uno scrittore. Può cambiare un finto scrittore, anche per ciò che riguarda la sua scrittura. Perché, per quanto ogni scrittore ami avere un pubblico vasto, non sta mica a sentire il pubblico, se è un vero scrittore.
J.S. – Il successo non ha mai cambiato mio padre. Ha cambiato in qualche modo la sua vita reale. Ma non l’uomo. Purtroppo ha avuto una influenza nefasta sulla sua vita coniugale, per esempio nei rapporti con mia madre…

Camilleri, ci dica quello che pensa di Zingaretti come Montalbano e di Gino Cervi come Maigret.
A.C. – Il personaggio di Montalbano io me lo sono sempre immaginato, visto, con i capelli, i baffi, quindi, arrivati a un certo punto, l’attore Zingaretti è calvo come una palla di biliardo, non solo, ma è anche assai più giovane del mio Montalbano. L’ho lasciato fare al regista perché avendo fatto per lungo tempo il regista so come sia noioso l’autore, quindi per non farmi tacciare di noioso mi sono sempre tenuto lontano dal set. Però Zingaretti era stato allievo mio all’Accademia e sapevo quanto era bravo. E questo mi ha confortato molto. Perché non ha importanza il fisico del ruolo, come si diceva una volta, l’importante è che ti dia a bere in quell’ora e mezza che lui è il migliore Montalbano possibile, e Zingaretti ci riesce. Mi interessa, invece, più parlare da produttore del Maigret televisivo. Imparai l’arte dello scrivere romanzi gialli seguendo lo sceneggiatore, Diego Fabbri, il quale destrutturava proprio il romanzo e lo ristrutturava. Da questo montaggio e rimontaggio impari a scrivere un giallo. Ecco il mio debito enorme nei riguardi di Simenon. Anni dopo, quando mi venne in mente di scrivere il primo poliziesco, mi tornò in mente questo lavoro fatto accanto a Diego Fabbri. Ma la cosa straordinaria era quello che il pubblico non vedeva mai. Cioè a dire la tecnica di Cervi. Cervi non imparò mai la parte a memoria. Mai. In sala prove, se ne stava così, e il suggeritore accanto a lui leggeva le sue battute e sentiva le risposte degli altri. Mai imparò la parte. Però girava con il romanzo in tasca. E sentendo una scena si andava a rileggere il romanzo. Come se per lui attore valesse di più la suggestione che gli veniva direttamente dalle pagine di Simenon che non dalla sceneggiatura. Allora come faceva a recitare? C’erano i cosiddetti gobbi, la sua parte era tutta sul rullo. E allora, mentre caricava la pipa e faceva una pausa, in realtà leggeva la battuta e poi la diceva. Queste meravigliose pause che dimostrano come una sorta di sotto pensiero in realtà sono fatte da lui per leggere, per leggere le battute che deve dire. Ma le dice in un modo perfetto perché le ha ricavate dal romanzo.

E Simenon, che cosa pensava degli interpreti di Maigret?
J.S. – Per lui tutti i Maigret sullo schermo erano tradimenti. Come ha detto Camilleri, se li faceva andare bene. Quello che avevano sullo schermo era una credibilità. Quasi subito, come lei, ha deciso di non interferire. Lei, Camilleri, ha raccontato, per esempio, che quando ha sottoposto a Simenon gli interpreti dei vari personaggi non gli era piaciuta tanto Andreina Pagnani, perché la trovava troppo bella per essere la moglie di Maigret. Ma alla fine lei l’ha convinto, quindi in realtà Simenon non ha messo nessun veto, non voleva essere uno dei tanti autori rompiscatole.
A.C. – Tante cose, leggendo i suoi libri, mi viene in mente di dire: questo glielo avrei chiesto volentieri. Ma, insomma, è andata così.

 

Articolo tratto da CORRIERE.IT