Galette bretonne complète

 

INGREDIENTI

125 gr farina di grano saraceno
2.5 dl latte intero
6 uova
1 cucchiaino aceto bianco
150 gr gruyere
4 fette prosciutto cotto
q.b. burro
q.b. sale
q.b. pepe


La galette bretonne è la regina di tutte le crepes salate! Di tradizione francese, come lecucina più conosciute crepes Suzette e le omelette, si prepara con farina di grano saraceno, uova e latte intero. Non si piega a triangolo, nè a metà, ma a forma di rettangolo e può essere farcita in tanti modi differenti. Nella ricetta originale “complète” è ripiena di prosciutto, formaggio filante e uova.


Preparazione (è davvero alla portata di tutti)

1) Fai la pastella. Mescola il latte con l’aceto in una ciotolina e lascialo riposare per circa 10 minuti, mescolando di tanto in tanto. Disponi la farina in una grande ciotola, aggiungi il latte preparato a filo, un pizzico di sale, 1 cucchiaino di burro fuso e 2 uova. Monta bene, in modo da ottenere una pastella liscia e omogenea. Fai riposare per 30 minuti.

2) Cuoci la prima galette. Grattugia il gruyère con una grattugia a fori grossi. Scalda la piastra, ungila uniformemente con poco burro, aiutandoti con un pezzetto di carta da cucina. Versa 1/4 di pastella al centro della piastra, distribuiscila su tutta la superficie e cuoci la galette, finché i bordi inizieranno a dorare e a sollevarsi.

3) Completa e servi. Gira la galette bretonne con una spatola, rompi al centro 1 uovo, disponi intorno 1 fetta di prosciutto a pezzi e 1/4 del formaggio grattugiato. Prosegui la cottura per 2-3 minuti, in modo che l’albume risulti cotto. Regola di sale e pepe e piega i bordi della crepes di grano saraceno verso il centro, in modo da ottenere un quadrato.

4) Trasferisci la galette bretonne complète in forno caldo, ma spento, e preparane subito altre 3 con lo stesso procedimento.

 

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Maigret, la musica al night club (secondo noi).

Abbiamo voluto creare un collage di canzoni famose in Francia tra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, chiudendo gli occhi ci sembra di vedere il commissario aggirarsi tra i tavoli dei bui e fumosi club dell’epoca, alla ricerca del suo uomo, o di indizi utili per KKmettergli “le mani sopra”.
Niente di che, ma il risultato finale  ci è piaciuto e così abbiamo deciso di condividere questo gioco con voi, amici come noi del buon Maigret.

Crediamo che nessuno passi un’ora inchiodato davanti al computer o allo smartphone per ascoltare integralmente questa compilation dalle sonorità sorpassate, ma magari, facendo i lavori di casa, preparando il pranzo o rilassandosi un momento sulla poltrona preferita, ci si può catapultare con la fantasia negli ambienti frequentati da Maigret con Janvier, Torrence o Lucas….

Buon ascolto !

 

 

 

[23] Maigret e la chiromante

[In Italia è conosciuto, anche in televisione, come “L’affare Picpus“].

In un torrido pomeriggio d’agosto a Parigi, Mascouvin, modesto impiegato di un’agenzia immobiliare, si presenta al commissario Maigret per avvertire di aver casualmente letto un messaggio rimasto impresso su una carta assorbente di un bar, in cui un tale che si firma Picpus annuncia l’omicidio di una chiromante.

maigret_affarepicpus_2Maigret, contrariamente al fido Lucas, prende decisamente sul serio la faccenda e quando il delitto avviene trova nella casa della vittima, l’indovina Jeanne, Octave Le Cloaguen, ex medico di bordo di navi transoceaniche in pensione che, chiuso a chiave nella cucina, appare inebetito e incapace di fornire alcuna spiegazione. Benché beneficiario di una consistente rendita vitalizia, Le Cloaguen vive quasi come un clochard, trascorrendo le giornate vagabondando in giro per la città in abiti consunti, mentre in casa la moglie e la figlia lo trattano da squilibrato, chiudendolo nella propria camera quando hanno ospiti.

Il romanzo si dipana sul filo delle due storie “separate” dell’omicidio e della vicenda umana del vecchio medico, fino all’immancabile colpo di scena finale.

fonte :  https://it.wikipedia.org/wiki/Maigret_e_la_chiromante

 


 

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“Buona ventura” è un dipinto a olio su tela (99×131 cm) realizzato tra il 1596 ed  1597 dal pittore italiano Caravaggio. È conservato nel Louvre di Parigi.

Quiche Lorraine [con pasta sfoglia]

Ecco a voi una ricetta semplice per preparare la regina delle quiche francesi, ossia la quiche lorraine con pasta sfoglia.
quiche2Per fare prima e portare subito in tavola la vostra quiche, potete utilizzare un rotolo di pasta sfoglia già pronto (oggi abbiamo tutte le comodità) e concentravi sul delizioso ripieno.

Ingredienti

  • 1 rotolo di pasta sfoglia
  • 200 g di pancetta a cubetti
  • 150 ml di latte intero
  • 200 ml di panna da cucina
  • 3 uova
  • sale e pepe q.b.
  • 60 g di Burro
  • un pizzico di noce moscata (facoltativa)

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[22] Un’ombra su Maigret

Quando Maigret una mattina si reca al lavoro trova ad attenderlo, per l’ennesima volta, Cécile Pardon, una ragazza bruttina e insignificante che già in passato ha voluto parlare al commissario per segnalare che qualcuno ogni tanto entra di notte nell’appartamento dove ella vive con una vecchia zia inferma e proprietaria dell’intero stabile. Il commissario fa osservare la casa da un poliziotto, ma senza nessun risultato. A un certo punto Cécile sparisce.
maigret_ombrasu_2Maigret, stupito per la scomparsa della ragazza, che ha lasciato un messaggio in cui scrive che “è avvenuta una tragedia”, si reca subito a casa delle due donne e trova la vecchia zia morta strangolata. In serata verrà poi scoperto anche il cadavere di Cécile, uccisa addirittura negli uffici della centrale di polizia giudiziaria.

Il commissario comincia l’indagine sul duplice omicidio concentrandosi sulla figura della zia, nata povera ma sposatasi con un ricco imprenditore edile e poi rimasta vedova, donna molto avara e morbosamente attaccata al denaro. Questa però ha accolto a casa sua anni prima i tre figli della sorella rimasti orfani, ma due di loro hanno abbandonato la casa appena possibile. Rimane in casa a servire la zia solo Cécile. Nello stesso stabile, proprio al piano di sotto, abita anche l’avvocato della proprietaria, che il commissario scoprirà essere anche un suo vecchio amante. Ricostruendo i movimenti di Cécile dalla notte precedente, Maigret scopre come i due delitti non siano stati commessi dalla stessa persona: autrice del primo è Cécile, che ha ucciso la zia in un accesso d’ira, dopo aver scoperto come questa si arricchisse con investimenti in case d’appuntamento per poi negare aiuto ai suoi parenti in difficoltà; la ragazza invece è stata a sua volta strangolata dall’avvocato, perché aveva scoperto, quella notte stessa, che questi, in combutta con la zia, aveva avvelenato il marito imprenditore per appropriarsi dell’eredità.

fonte : https://it.wikipedia.org/wiki/Un%27ombra_su_Maigret

La scheda dell’episodio con Gino Cervi si trova QUI

La “Tarte aux pommes” di Madame Maigret

[Questa è la ricetta della torta di mele che si mangiava  nei bistrot nella metà del secolo scorso.
NON è la classica torta di mele alta e soffice, ma una tarte, con una base di frolla non lievitata.]


Ingredienti: per una tortiera di 26 cm
275 g di farina 00
60 g di zucchero a velo
45 g di mandorle in polvere
185 g di burro
1,5 tuorli
cannella
2 cucchiai di zucchero semolato + quello per il caramello
1,5 kg di mele renette (o golden)

 

Tempo di preparazione: 60 minuti 

Preparazione:
Preparate la frolla mescolando la farina, lo zucchero a velo, la polvere di mandorle e il burro a pezzetti. Lavorate fino ad ottenere un composto sbriciolato. Aggiungete quindi i tuorli d’uovo. Lavorate il meno possibile, formate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettete in frigo per un’oretta. Poi stendetela con il mattarello tra due fogli di carta forno e foderate la teglia (imburrata e zuccherata). Coprite con la pellicola e mettete in frigo per 30 minuti.

A forno caldo a 200° C  cuocere in bianco (vedi a fine articolo per saperne di più su questa tecnica di cottura) la frolla per 7 minuti: ricoprire con carta forno e ceci, quindi togliere ceci e carta forno e rimettere in forno per altri 3 minuti.

Con ½ kg di mele preparate una composta: sbucciatele e tagliatele in pezzetti. Mettetele sul fuoco per circa 15 minuti con un po’ di cannella, due cucchiai di zucchero e 100 ml di acqua. Frullate e ricoprire la frolla semi-cotta. Ricoprite il tutto con fettine di mela. Spolverare con uno o due cucchiai di zucchero semolato e spargere qualche fiocchetto di burro qua e là. Mettere in forno a 200° C per circa 30 minuti. A cottura ultimata spargere la superficie della torta con dello zucchero bianco e formare il caramello bruciando lo zucchero con il cannello. Ma se non avete il cannello potete sempre sciogliere un cucchiaio di marmellata di albicocche in un po’ d’acqua e lucidare la torta.

 


LA COTTURA IN BIANCO



La cottura in bianco è una tecnica pasticcera che ti permetterà di ottenere un guscio cotto di pasta frolla, di pasta brisèe o di pasta sfoglia. Una tecnica pasticcera molto facile che ti riuscirà sicuramente anche se non sei esperta in cucina.

Potrai completare successivamente la preparazione con ripieni che non hanno necessità di cottura o che devono cuocere solamente pochi minuti, inoltre ti permetteranno di utilizzare ripieni molto morbidi e di consistenza umida che potrebbe bagnare troppo la pasta e non farla cuocere a dovere.

Prima di procedere procurati dei legumi secchi (fagioli o ceci andranno benissimo) oppure puoi acquistare le sfere
apposite da riutilizzare tutte le volte che vorrai. Dovrai semplicemente mantenerle pulite e conservarle per la volta seguente. (Negozi di casalinghi o su Amazon)

Ti servirà inoltre un foglio di carta da forno o di alluminio su cui appoggerai i pesi prima della cottura.

Il peso delle sfere o dei legumi secchi serviranno a non far gonfiare la pasta che restando bassa, conterrà perfettamente il ripieno scelto risultando uniforme e con lo stesso spessore anche dopo il taglio.

Ecco come fare la cottura in bianco in modo semplicissimo e veloce:

Stendi la pasta e fodera il fondo e le pareti dello stampo.
Punzecchia il fondo della pasta con i rebbi di una forchetta.
Copri completamente (fondo e bordi) con un foglio di carta da forno o di alluminio.
Metti sulla carta abbondanti legumi secchi o le apposite sfere.
Il peso dei legumi servirà a non far gonfiare la pasta durante la cottura.
A cottura ultimata fai raffreddare il guscio.
Elimina i pesi e la carta.
Proseguite e termina la preparazione come indica la tua ricetta.

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Audio Maigret

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Come promesso “secoli fa” agli amici della pagina Facebook, riprendiamo daccapo questo piccolo percorso alla scoperta di un Maigret senza immagini: stiamo parlando dell’audio originale estrapolato dallo sceneggiato e convertito in formato audio MP3 pronto per essere caricato sui vari lettori in dotazione ormai alla maggior parte di noi.

Abbiamo convertito tutti  i filmati in nostro possesso e siamo lieti di condividerli con voi.

Mancando assolutamente il video, speriamo possiate accontentarvi di ascoltare (in attesa di tempi migliori) l’audio dell’unica inchiesta portata sul grande schermo da Gino Cervi : 

>> MAIGRET A PIGALLE <<

 

Un particolare ringraziamento all’amico  Lellos68

 

Châteauneuf du Pape

 


[Un vino Châteauneuf du Pape viene menzionato da Maigret, sul vagone restaurant nell’episodio “Il pazzo di Bergerac“, insieme al “Pollo Celèstine“.]


Châteauneuf-du-Pape è il centro più rinomato della vasta zona della valle del Rodano meridionale, occupa 3’167 ettari di vigneti sparsi nell’omonimo comune ed in alcuni vigneti di altri 4 comuni limitrofi. Châteauneuf-du-Pape, Bédarrides, Courthézon, Orange e Sorgues sono tutti situati a qualche chilometro a nord di Avignone nella parte più a sud della regione. La denominazione appare geograficamente come un vasto altopiano a forma di quadrilatero delimitato ad ovest dal Rodano, a sud dall’Ouvéze, uno dei suoi piccoli affluenti, ad est è definita dall’autostrada che conduce da Orange a Bédarrides, mentre a nord è limitata dall’agglomerato di Orange.


chateauneuf-du-pape-376x400La Grenache e altre 12 varietà
Dalla creazione della denominazione il disciplinare prevede l’utilizzo di ben 13 vitigni che possono concorrere alla composizione dei suoi vini bianchi e rossi. Le pubblicità evocano con enfasi questa caratteristica che trova, nella parte meridionale della Côte du Rhône, una grande tradizione nella creazione di uvaggi. Oggi la quasi totalità dei vini rossi di Châteauneuf-du-Pape sono elaborati da una percentuale di Grenache noir variante tra il 50 ed il 100%. La Syrah gioca un ruolo di complemento, mentre la Mourvedre ed il Cinsault intervengono per delle cuvées destinate al mercato americano. I bianchi sono marcati da una maggiore varietà di vitigni tra cui spiccano la Grenache blanc, Bourboulenc, Clairette e Roussane.

La Grenache è di colore intenso, grazie alla sua ricchezza di zuccheri da vini di elevato grado alcolico e morbidezza. Sul piano aromatico presentano note di frutta nera, cioccolato a cui si associano delicate sfumature floreali; con l’invecchiamento il bouquet propone ricordi di cuoio e fiori secchi. Al gusto domina la morbidezza in quanto il potenziale alcolico prevale sulla debole acidità; i migliori presentano una trama tannica di curata finezza. Qui la Grenache invecchia bene almeno 15-20 ani nelle migliori annate.

La Syrah è il complemento tradizionale nella maggioranza delle cuvées, in questa area della valle non esprime la stessa forte personalità come sui ripidi terreni granitici della zona settentrionale. I vini conferiscono all’assembalggio colore, eleganza, equilibrio di acidità e struttura; in annate particolarmente secche può soffrire la siccità.

La Mourvèdre per dare ottimi risultati necessità una coltivazione accurata ed un rendimento limitato, in quanto gli acini per perdere una certa rusticità devono essere vendemmiati molto maturi così da esprimere la grande intensità aromatica ed ottima struttura. Si comprende così perché un grande numero di vignaioli preferiscono evitare tutti i rischi dati da questa varietà, anche se la cuvée Hommage à Jacques Perrin di Château Beaucastel è composta in maggioranza da Mourvèdre, un grande vino in grado di esprimere tutto il potenziale di questo vitigno nel territorio di Châteauneuf.

Malgrado la sua dimensione il vigneto di Châteauneuf-du-Pape non è mai stato oggetto di alcuna classificazione del proprio territorio, come successo nella maggioranza del vigneto francese. Infatti salvo qualche grande storico “domaine” la maggiore parte delle proprietà sono estremamente frammentate ed i vini sono assemblati con uve vendemmiate in zone diverse della denominazione. Solo il 40% dei 100’000 ettolitri di vino prodotto è imbottigliato e commercializzato sotto l’etichetta della proprietà, mentre ben il 60% è venduto alle aziende commerciali che dopo aver composto le varie cuvées le commercializzano con le proprie etichette. Questo spiega la capacità di varie aziende come Etienne Guigal di produrre oltre 4 milioni di bottiglie annue con una superficie di proprietà lavorata di soli 30 ettari, proponendo vini che spaziano tra tutte le denominazione della Valle del Rodano.

La qualità dei vini è assai variabile: può essere più o meno complesso, più o meno strutturato, più o meno longevo a seconda le varietà e le percentuali usate nell’assemblaggio. Il fatto che Château Beucastel utilizza nelle cuvées tute le varietà ammesse, mentre Château Rays e La Bernardine producono i loro vini unicamente con Grenache conferma la grande diversità tra i prodotti.

I vini
Lo stile dei vini, per il 95% rossi, è caratterizzato da una morbidezza e generosità con un evidente grado alcolico elevato (spesso oltre i 14°) ed una acidità abbastanza bassa, aspetti che nei migliori vini non sconfinano in pesantezza ed alcolicità. Le migliori cuvées sono di un rosso intenso; un bouquet complesso di frutti rossi, cuoio, liquirizia, spezie e leggermente balsamico; al gusto sono caldi, morbidi ed untuosi, terminano con un lungo ed ampio il finale. Generalmente il periodo ideale di consumo varia tra i 5 e 10 anni, anche se in annate speciali hanno capacità ben superiori. I bianchi ottenuti da un assemblaggio tra Grenache Blanc, Clairette e Bourboulenc presentano un colore giallo brillante tendente al dorato; sviluppa fini sfumature floreali; al gusto presentano sensazioni equilibrate, buona freschezza ed un piacevole finale; solitamente sono vini da consumare tra i 3 e i 5 anni.

Vini: rossi 95%, bianchi 5%
Vitigni: grenache, syrah, mourvèdre, counoise, cinsault, vaccarèse, terret noir, clairette, picpoul, picardan, bourboulenc, roussanne.
Superficie: 3’167 ha.
Resa per ettaro: 35 hl.
Produzione annua: 97’406 hl.

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prQuesto piatto viene nominato dal commissario Maigret nell’episodio “Il pazzo di Bergerac” (non date retta alle sue critiche, il procedimento è quello che vi spiega Madame Maigret qui sotto.)

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INGREDIENTI
PER 6 PERSONE

  • 1 pollo già mondato da circa 1,5 kg
  • 200 g di funghi champignon
  • 70 g di burro
  • 3 pomodori
  • 2 spicchi di aglio
  • 1 cucchiaio di prezzemolo tritato
  • 1,5 dl di brodo di pollo
  • 2 dl di vino bianco
  • 3 cucchiai di cognac
  • sale
  • pepe
  • 4 rametti di maggiorana per guarnire (facoltativi)

Mondate e lavate i funghi, poi riduceteli a pezzi se necessario. Sbollentate i pomodori, sbucciateli e tagliateli a dadi.

Tagliate il pollo a pezzi e metteteli a rosolare su fiamma viva in una casseruola con il burro spumeggiante, mescolando spesso.

Unite i funghi, i pomodori e lasciate insaporire per 5 minuti, sempre mescolando. Sfumate con il vino e il cognac, salate, pepate a piacere e bagnate con il brodo bollente, quindi abbassate la fiamma, incoperchiate e lasciate cuocere per circa 40 minuti.

Al momento di servire, disponete il pollo con il suo intingolo nei piatti singoli, cospargetelo con il prezzemolo e l’aglio, sbucciato e tritato.

Potete guarnire la preparazione a piacere con un poco di maggiorana.

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