Maigret, l’antidetective con la libertà di non pensare

[Riportiamo un bellissimo articolo scritto da Massimo Raffaeli per “Avvenire.it” ]


Il personaggio creato dalla penna di Simenon non si forma opinioni né costruisce ipotesi ma pazientemente aspetta. E la verità viene a galla completa come un’illuminazione.

Nel senso comune dei lettori Jules Maigret non è un personaggio ma una persona, privilegio di una silhouette talmente definita da potersi sottrarre nell’immaginario popolare alla tutela come alla bibliografia di un autore, Georges Simenon, che è oggi celebrato tra i massimi del Novecento.

MaigretI romanzi e i racconti intitolati al commissario del Quais des Orfèvres sono un centinaio eppure Maigret è uno solo. È un individuo di mezza età, orfano e provinciale dell’Allier, entrato in polizia nell’imminenza della Grande Guerra, un ex studente di medicina con una spiccata vocazione semiotica, un uomo d’ordine senza essere un reazionario, proprietario di un appartamento al 132 del Boulevard Charles-Lenoir e coniugato senza figli con una fuoriclasse del coq au vin, la stessa cui immancabilmente si rivolge chiamandola, con deferenza asessuata e sottaciuto narcisismo, Signora Maigret. (Che il commissario sia una persona prima che un personaggio lo sanno non soltanto i lettori ma persino gli specialisti come Jules Lacassin che infatti ne pubblicò una ordinata biografia, in italiano da Medusa, La vera nascita di Maigret, deducendola dalla vasta produzione che Simenon definiva, con qualche affettazione, “semiletteraria” o “semialimentare”: tanto per dire, Pietr il lettone, che è l’incipit maigrettiano, precede di un anno appena I Pitard, 1932, uno dei capolavori del Simenon senza ulteriori aggettivi).

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